giovedì 2 giugno 2011

Notizie sul territorio in cui viviamo

Vi presentiamo ora alcuni articoli che abbiamo scritto durante l'anno scolastico per il giornale "Inchiostrino" nei quali abbiamo presentato la bellissima valle in cui viviamo: la val Borbera in provincia di Alessandria

UNA SCUOLA DI MONTAGNA
Eccoci…………. Siamo gli alunni della Scuola Primaria di Rocchetta Ligure, che non è in Liguria, ma in Piemonte, nella bellissima Altavalborbera, solcata dal limpido torrente Borbera, terra di boschi, di aspre montagne e di piccoli paesi. Siamo 53 alunni provenienti da frazioni anche molto distanti tra di loro ( ci portano a scuola ben 5 pulmini). Vorremmo farvi conoscere alcuni angoli stupendi dove noi viviamo attraverso le pagine di questo giornale, per farvi venire il desiderio di venirci a trovare.
IL COSTONE DELLA RIPA
Ogni giorno, dalle finestre delle nostre aule, possiamo osservare il paesaggio della Ripa. Essa ci appare sempre diversa al variare delle stagioni: innevata e parzialmente nascosta dalla nebbia nelle mattinate invernali, come quella di oggi; solcata da ruscelli e cascatelle durante le piogge primaverili; rallegrata dal colore delle foglie degli alberi in autunno e punteggiata da macchie di verde più o meno intenso nei mesi estivi. Sulla carta geografica delle Valli Borbera e Spinti è chiamata “Costone La Ripa”. Si estende da nord a sud e il rilievo più importante è il monte Cravasana (m.870).                                                                                    La Ripa è un costone roccioso formatosi nel secondo periodo dell’Era Cenozoica, circa 25 milioni di anni fa, ed è costituita da rocce di puddinga, chiamate dai geologi “conglomerati di Savignone”. Il conglomerato è una roccia sedimentaria formata da ciottoli arrotondati di diametro variabile ( prevalentemente 5/10 cm.), cementata da una marna calcareo argillosa più fine. Se si osserva da vicino la parete rocciosa, sembra di vedere una vecchia colata di cemento con “annegate” dentro tante pietre di fiume. Sulle rocce crescono radi boschetti di roverella, orniello e carpino e arbusti di ligustro e ginepro. Sul versante ovest si trovano maestosi castagneti da frutto, un tempo tenuti in ordine come giardini. Il timo ricopre  anche le zone più impervie creando nella tarda primavera macchie di un bel rosa tenue dall’intenso profumo.                            La ripa è percorsa da numerosi sentieri: i più importanti sono segnalati dal CAI ed attrezzati nei punti più difficili con funi d’acciaio per aiutare la salita sul pendio roccioso. Il sentiero  sul crinale, il N°260,è dedicato a due giovani alpinisti, Serena ed Alessandro, morti durante una scalata. Esso parte dalla chiesa di Roccaforte ed arriva a Pertuso: lungo il sentiero si incontra il Poggio dove si incontra un piccolo rifugio di legno costruito dai cacciatori e, proprio sopra Cantalupo, la Croce degli Alpini, posta a strapiombo sulla valle. Poco dopo essere partiti da Roccaforte, se si devia verso destra e dopo una bella salita …e sudata! Si raggiunge il rudere del Castello, un’antica torre di guardia posta in posizione dominante dalla quale è possibile scorgere altre fortificazioni simili sparse per la vallata. Dall’alto della Ripa si ammira un panorama mozzafiato: i paesini, il corso dei fiumi Sisola e Borbera, le colline e i monti dal Giarolo all’Antola.                Da Rocchetta e da Pagliaro Inferiore salgono, ripidissimi, altri due sentieri, il269 e il 255. Infine, arrivati alla Selletta del monte Cravasana, si incontra il bivio per Avi: si tratta di uno dei famosi “paesi fantasma” della val Borbera: era formato da due “ville”: Avi di qua e Avi di là e la leggenda vuole che sia stato fondato da una coppia di disertori. E’ interessante la presenza di antiche cisterne per la raccolta dell’acqua piovana e di una grotta già esplorata da esperti geologi: il pozzo del Negrin.  La nostra Ripa nel periodo dei Feudi Imperiali fu oggetto di contesa tra nobili famiglie di feudatari di Rocchetta e Cantalupo. Nei documenti storici si trovano informazioni sui luoghi e sulle attività dei valligiani: I contadini percorrevano i suoi sentieri per far pascolare le capre e le pecore, per raccogliere “la foglia” e “ fare legna” che poi facevano scendere a valle con rudimentali teleferiche. Durante la Seconda Guerra Mondiale i partigiani la percorsero in lungo e in largo e gruppi di essi si stabilirono a Roccaforte e a Avi. Oggi alcuni cartelli, posti nei luoghi più significativi, illustrano le loro imprese.
                                                                                       A cura degli alunni della classe V

Fin qui i dati tecnici sulla Ripa. I bambini di seconda  l’ hanno guardata invece con gli occhi della fantasia ed ecco le loro emozioni:
“La Ripa mi sembra un castello molto alto. Quando la vedo sento un’emozione che non posso spiegare. Mi sento un formichina indifesa”
“A me sembra un leopardo sveglio con il corpo alto, alto. Sento nel mio cuore che  il leopardo potrebbe rompere il Palazzo Spinola e ho un po’ paura”
“A me sembra una grandissima giraffa brava, sveglia e quando tra molti secoli si distruggerà a me dispiacerà moltissimo.”
“Ha la forma di un mammut che cammina, però bisogna stare zitti, perché se ci sente ci ammazza!!”
“Mi sembra un grande dinosauro bloccato nella roccia. Mi sento felice perché mi piace osservarla.”
“ A me sembra un coccodrillo gigante, però adesso dorme. Quando la guardo sono molto emozionata perché penso di essere lassù a guardare la scuola di Rocchetta che sembrerà piccolissima”
“ Mi sembra un bruco gigantesco e io immagino di essere un mago che dico la mia parola magica:              Ala Kazum!  E le sue rocce a poco a poco si sgretolano e la Ripa diventa sempre più piccola fino ad essere minuscola: allora io la schiaccio.”
“Ame sembra un gigante che ha buttato giù le case di Rocchetta e ride. Poi si fa un riposino”
“A me la montagna sembra una grande balena che dorme…..ma se si sveglia…povera scuola di Rocchetta!”




ANGOLI SUGGESTIVI DELL'ALTA VAL BORBERA

      Noi alunni della pluriclasse terza e quarta, alle prese col testo descrittivo, abbiamo messo in moto vista, olfatto e udito e ci siamo immersi nel nostro ambiente per cogliere gli aspetti più suggestivi dei paesi nei quali viviamo. Vi proponiamo alcune parti, per noi le più significative, del nostro lavoro.
 MONGIARDINO
Castellaro  di Mongiardino e' il mio piccolo paese immerso nel verde e nell'aria pulita.
Se mi affaccio alla  finestra vedo una casetta di pietra anticamente abitata da un mio antenato, alla destra della quale c'è una panchina di legno e una piccola aiuola coltivata a fiori.
Poco più in là, circondata da un grande campo, domina una cascina.
Il campo degrada verso la strada asfaltata ed assume diversi aspetti nelle varie stagioni.
Ora è coperto da erba tenera, ma qua e là ci sono blocchi di neve ghiacciata.
In lontananza si ergono rilievi coperti da una ricca vegetazione.
Attraverso i rami spogli, i raggi del sole sembrano  aghi infuocati.
Regna il silenzio, interrotto talvolta dal muggito delle mie mucche, al quale risponde il canto del gallo e il gracchiare delle cornacchie.
Di notte, in lontananza, ho sentito qualche volta l' ululato del lupo.
                                                                                                                      Margherita Gogna
PAGLIARO
Pagliaro è il paese in cui sono venuti ad abitare i miei genitori dall' India.
Si trova alla stessa altezza del torrente Sisola, un affluente del Borbera.
Osservando il mio paese dal torrente, si notano case alte e basse, tutte con tetti a punta. Ci sono anche cascine e stalle abbandonate.
A destra di Pagliaro si erge la chiesa dedicata a San Bernardo.
Ci vive poca gente, ma in estate il paese si anima e, il giorno della festa patronale, c'è anche la lotteria.
                                                                                                                                             Derk Sing
 IL BOSCO DELLE MOGLIE
Lasciata la strada asfaltata a Roccaforte,  scendiamo lungo una sterrata.
I giochi per bambini attirano la nostra attenzione, ma proseguiamo e ci addentriamo nel bosco.
All'improvviso si apre davanti a noi una radura circondata da castagni maestosi.
Al centro, un piano di cemento ci fa capire che a volte si festeggia.
La festa più importante cade l'11 agosto, proprio il giorno del mio compleanno! La bellezza del bosco delle Moglie attira numerose persone che si divertono a cucinare, ascoltare musica e partecipare a giochi.
Ci giunge il  profumo di corteccia che sa di natura selvaggia, l'olezzo dei narcisi che sa di estate in arrivo.

                                                                                                                                                Emilia Bonadeo
CABELLA VISTA DAL PALAZZO DORIA
Io vivo nell'antico palazzo Doria che domina sul paese di Cabella. Da quassù vedo, in maniera distinta, file di case dai tetti nuovi e vecchi, che si affacciano sulla grande piazza. Sul paese veglia il campanile della chiesa: è talmente vicino che scorgo le sue campane color nero arrugginito. Gli fa compagnia la statua del milite, che punta il pugnale verso il cielo. E' il monumento del paese che si trova nei giardini ricchi di platani e panchine. Segna il confine di questo grazioso paese il torrente Borbera, attraversato da un lungo ponte che posso notare alla mia destra. Alla mia sinistra domina la natura:alberi spogli e verdi, campi, orti e sentieri. C'è molto silenzio, ma dalla piazza arrivano le urla dei bambini che giocano a calcio o vanno in bici.                     
                                                                                                                                                  Camilla Peara

I GIARDINI DI CABELLA
 Io abito a Cantalupo ma vado sempre a giocare nei giardini di Cabella , il capoluogo dell' Alta  Val Borbera. Qui ci sono divertimenti per bambini di ogni età, ci sono due campi da calcio vicino ai giardini, verso il torrente.
Tra questi si stende anche la piscina dove è fantastico trascorrere l' estate.
In ogni stagione si avverte un buon profumo  d'aria fresca e di pane appena sfornato. E' un posto davvero accogliente
                                                                                                                                                       Federico Vella


SELVAGNASSI    
Selvagnassi, piccola frazione di Cabella, è un paesino molto antico dove predomina una vegetazione quasi selvaggia.
Molte case, ormai diroccate, sono state abbandonate, ma altre sono state ristrutturate o appena costruite.
Lì abitano le mie zie e da casa loro posso godere la vista di un paesaggio incantevole.
Poco distante si erge il palazzo Doria e, dietro alle mie spalle, corrono gli Appennini Liguri col Mont' Ebro dominante.
In direzione Nord, se il tempo è bello, posso godere la vista delle Alpi che sembrano soffici nuvole.
Se aspiro l'ossigeno, avverto il profumo di vegetazione che cambia da una stagione all'altra.
In autunno sa di frutta, di mele “carle”, tutte da gustare, di more selvatiche e di fichi viola.                          
                                                                                                                                    Lorenzo Maniaci
   TEO                                                                                                                                                                
 Teo è un paese magnifico, a 700 metri sul livello del mare. Bisogna inerpicarsi per una lunga salita per giungere alla chiesetta di S.Bernardo. Dietro  a questa si trova l'antica fontana, nella quale un tempo le donne lavavano il bucato e il bestiame si abbeverava . Più avanti la strada si divide e, al culmine di quella in salita , c'è l'abitazione di mia nonna. Lì trascorro gran parte del mio tempo libero; lì respiro un' aria che sa di terra umida, di erba fresca, di orti coltivati ; da lì  osservo  il resto del paese fatto di case di pietra , piccoli portici , piccole aie.  Poco più avanti c'è un'area  adibita a “parco giochi” con ben due altalene. Io sono solito sporgermi alla rete che la delimita, perchè  posso osservare la  “ valle “ . Seguo con lo sguardo tutto il percorso del Borbera fino alle Strette e laggiù, nelle sue sere estive, godo lo spettacolo del tramonto del sole .
                                                                                                                                     Gabriele Demergasso
 COSOLA                       
Ho trascorso alcune giornate estive a Cosola per seguire un corso di inglese, precisamente sono stata alle Aie, piccolo borgo che mi è rimasto molto impresso.
Stradine in pietra di fiume si inerpicano tra vecchie case.
Qui un tempo c' era la scuola, ora adibita a ritrovo estivo.
Poco sotto una fontanella d'acqua gorgogliante rallegra i viandanti.
Io mi accostavo alla ringhiera e guardavo la valle chiudersi fra alte montagne; da un lato una stradina sterrata porta ad un boschetto dove la pace è totale. Ricordo il profumo che emanavano i fiori e il fieno appena tagliato. Si diffondeva ovunque, anche  nelle stanze dove imparavo l'inglese.
                                                                                                                                     Margherita Spinetta
                                                                                                                                     
  CAMPASSI
 E' un paese molto piccolo ai piedi del Monte Antola. E' difficile  raggiungerlo, tanto è chiuso tra i monti.
Per prima cosa si scorge la punta del campanile della chiesa, tra il verde dei boschi.
Davanti alla chiesa c' è un piazzale, dove si festeggia la Madonna Assunta in cielo.
Campassi è fatto di poche case poste  su una salita, c'è però un prato piano nel quale si può giocare a pallone senza correre nel pericolo che questo vada a finire laggiù nel torrente Campassina.
                                                                                                                                                     Edoardo  Boggeri

 PAESI SCOMPARSI.
  AVI
Se in Val Borbera c'è un luogo molto suggestivo, questo è il paese di Avi.
Avi si trova lungo le strette (la strada che da  Pertuso va verso Persi ), nascosto in un angolo sulle montagne; ovviamente è isolato.
Ciò lo rende molto affascinante e, nello stesso tempo, terribile.
Soprattutto suscita la curiosità di chi come me, ne ha solo sentito parlare.
Quando ancora era abitato non c' era l'elettricità.
La gente si scaldava con stufe a legna o con una piccola stalla sottostante di due animali al massimo, magari capre che mandavano un po' di calore. L'acqua proveniva da un pozzo.
Era insomma una vita rozza che non ha trovato modo di migliorare, perchè gli abitanti l'hanno abbandonato da un secolo.
Per questo del paese è rimasto poco.
Mio papà mi ha raccontato di esserci stato e d'aver visto una chiesetta ma non il cimitero.
Probabilmente i morti venivano sepolti in paesi vicini.
Quel che resta di questo paese è ben poco, ma dentro alle case si potevano trovare oggetti vari: ferri di cavallo, cartoline, qualche calendario.
Purtroppo quel poco è stato portato via da qualche turista curioso.
Probabilmente il paese di Avi è stato costruito da un disertore dell'esercito austriaco o francese che non voleva essere trovato facilmente.
Il luogo mi affascina, ho deciso: scarponi ai piedi, questa primavera ci andrò con mio padre.
RENEUZZI
C'è una zona molto suggestiva in Alta Val Borbera,quasi al confine con la provincia di Genova: sopra i paesi di Vegni e Campassi ci sono, immersi nel verde profondo, i paesi disabitati di Casoni, Ferrazza e Reneuzzi.
Questi tre paesi, dai quali si vede vicina la vetta del monte Antola, sono stati abbandonati nella prima metà degli anni sessanta, sicuramente perchè viverci era molto difficile, senza energia elettrica e senza acqua corrente nelle case.
Si tratta comunque di una zona molto bella, ricca di faggi e di castagni, alla fine dei quali, salendo, si arriva sul crinale erboso che porta al monte Antola, dal quale si può godere di una vista meravigliosa.
Reneuzzi sembra essere il più grande dei tre paesi disabitati, infatti c' erano anche la chiesa ed il cimitero.
Il suo nome, dal suono così strano, potrebbe risalire al diciottesimo secolo, quando possibili disertori lì si sono rifugiati e lì hanno vissuto.
Mio padre, che lo ha visitato alcune volte, mi ha trasmesso una grande curiosità e vorrei tanto provare la sua stessa emozione nell'esplorare quel nucleo di case ormai diroccate e deserte. Esiste ancora il cimitero con molte tombe di persone giovani, che riportano alla memoria un fatto grave accaduto quasi cinquant' anni fa, quando un giovane uccise la sua fidanzata e, nel pentirsi, si uccise .                                                                                                                               
                                                                                                             Matteo Tosonotti           

2 commenti:

  1. Bravi! Complimenti a voi ragazzi e alle vostre insegnanti.

    RispondiElimina